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Humanitas e Technè
Aggiornato: 2 settimane 2 giorni fa

Approfondimenti nel merito

Mer, 02/17/2010 - 16:33

Nelmerito.com si “propone di avviare un approfondimento sul tema del lavoro autonomo e della piccola impresa, che si snoderà tramite diversi interventi nel corso dei prossimi mesi“. Così recita il sito. Questa il primo: “Come cambia la società italiana: lavoro autonomo e piccola impresa. Un tentativo di capire“.

Consigli per Web letture

Sab, 02/13/2010 - 08:48

Qualche lettura per il week-end

La fabbrichetta (pubblica) della Brambilla

Gio, 02/11/2010 - 11:13

Che sia nata sotto una cattiva stella è cosa nota,  ma c’è chi ha deciso di peggiorare ulteriormente le cose. Italia.it oggi fa notizia per le politiche di dumping sul costo del lavoro freelance. In particolare di quello legato alle traduzioni delle pagine Web. Lo segnala la traduttrice Annalisa Dolzan, che ha deciso di scrivere direttamente all’On. Michela Brambilla, avviando anche una petizione, per denunciare l’errore macroscopico relativo ai prezzi indicati nell’annuncio del Ministero per il lavoro di traduzione del portale italiano del turismo. I collaboratori esterni non ci stanno:  “è una paga giornaliera paragonabile a quella di un operaio in uno sweatshop indonesiano!”.

Quando la discriminazione è di Stato

Gio, 02/11/2010 - 09:56

INPS ha pubblicato le norme relative agli incentivi (Circolare 5/2010) che le imprese possono utilizzare per impiegare lavoratori che nel 2009 e 2010 sono stati o saranno in Cassa Integrazione Straordinaria. Questo uno dei passaggi:

L’incentivo spetta per l’assunzione di lavoratori che siano destinatari per gli anni 2009 e 2010 di ammortizzatori sociali in deroga [...] L’assunzione può essere sia a tempo determinato che indeterminato, sia a tempo pieno che parziale.

[...], spetta al datore di lavoro che assume, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un incentivo mensile pari al trattamento mensile di sostegno al reddito che sarebbe stato erogato al lavoratore, al netto della riduzione del 5,84% [...]

Ma il legislatore non si è posto il problema di inserire nel mercato del lavoro regole ufficiali di discriminazione? E chi non è in CIGS o è un disoccupato di lunga durata? Credo sia un tantino fuori dalle regole fissate dall’Europa…

Jurassic rights

Gio, 02/11/2010 - 09:39

Il diritto del lavoro sta perdendo la sua natura di standard minimo di trattamento universale, per assumere la natura di un ordinamento eminentemente derogabile: chi vuole lo applica e chi non vuole no [...] La disciplina italiana del rapporto di lavoro regolare è vecchia ormai di oltre quarant’anni. È stata scritta quando non esistevano né i computer, né Internet, ma neppure i fax e le fotocopiatrici.

Pietro Ichino (via Corriere.it)

Anni luce

Mer, 02/10/2010 - 14:35

In Germania si sta discutendo in questi giorni di una questione assai delicata: fino a che anni devono essere considerati i figli come soggetti da tutelare quando un genitore perde il lavoro. In alcuni Paesi nordici dicono 12 anni, l’età in cui, secondo la psicopedagogia, sono in grado di rimanere a casa da soli. Ora in Germania si discute pubblicamente proprio di questo. Per chi non sapesse, esiste in questo Paese una forma di sussidio di disoccupazione universale (che riguarda circa 6,5 milioni di persone) denominato Hartz IV (o come lo chiamo io arzfiar), che deve garantire “un’esistenza digitosa a chi non  ha un lavoro“. Ha, però, ha una pecca: è troppo debole. La Corte Costituzionale tedesca si è infatti espressa su questa Legge: se il disoccupato ha dei figli, questi devono essere calcolati nel computo per il sussidio. Senza contate che se hai anche un affitto da pagare e perdi il posto, ci pensa lo Stato.

Roba da non credere.

Qui ti ammazza un taglio al budget

Mer, 02/10/2010 - 12:55

Più sento la canzone di Arnald, più mi convinco che sia un grande copywiter e paroliere. Il testo è senza dubbio un significativo e intelligente esercizio di scrittura, prima di ogni altra cosa (una sfida musicale, una provocazione pubblica, un esempio di comunicazione virale…). Vale la pena rileggere questo bel testo:

Diversamente occupati.
Nella tua mente c’è una voce che non mente
e non porta più rispetto per questo stato assente, indifferente,
verso chi si trova in stato interessante
e non può niente contro quella gente
chi ti assume fino a sera, chi ti taglia la mattina
sul lavoro sei spacciata anche se fai l’eroina
trattata come schiava tra agenzie interinali
società di umiliazione e sfruttamento generazionali
che spinge in piazza giovani stupefacenti
che lottano ogni mese con le unghie e con i denti
che poi non hanno il pane per campare, progettare
solo farsi qualche dose di una vita regolare.
La tua assunzione non può dare dipendenza o assuefazione
per questo chi ha un cervello fugge da questa nazione
e ci se resti ma guadagnano di più i tuoi genitori
allora manda loro a vivere da soli.
E presto o tardi inizia la tua lunga saga
per la conquista di una busta paga quasi vuota
ma chi la paga qui non s’accontenta
e te la fa pagare cara con la legge trenta
regola di un gioco di una società che azzarda
tangentopoli, parentopoli, vallettopoli,
monopòli di una casta niente affatto casta
che alza anche cresta sulla tua esistenza.
Degenerazione di generazioni illuse
di pagarci appena mille euro al mese
ma ormai la base d’asta è sette e cinquanta
e c’è chi si lamenta di chi si lamenta.
Ma quando sei precario tu non puoi star male
non puoi andare in ferie o in cassa integrazione
e l’unica pensione che vedrai
è dove andrai a dormire quando emigrerai.
Diversamente occupati, diplomati, laureati
vi hanno messo con le spalle al muro, senza un progetto per il futuro.
diversamente occupati, operai specializzati
per voi non c’è più rispetto, ma un futuro a progetto.
Se vi hanno preso in fabbrica, sentite condoglianze
da noi si muore quanto in Iraq al fronte
ma almeno lì hai il nemico che ti spara addosso
qui t’ammazza un taglio al budget e un estintore in rosso.
Per troppi ormai in Italia il posto fisso è il cimitero
e troppi per averlo lavoravano anche in nero,
il solito copione per pellicole d’autore
con più di mille repliche in fabbrica e in cantiere.
Perché la morte bianca impiega sempre nuovi attori
e per offrire ruoli fa turni straordinari
non servono domande per un’audizione
e ti ripaga subito con la liquidazione
e visto che ogni giorno tra prediche e sermoni
assume di più il cielo che i nostri imprenditori,
il primo maggio avremo sempre meno spettatori
spostiamo al due novembre la festa dei lavoratori.
RIT: diversamente occupati, diplomati, laureati
vi hanno messo con le spalle al muro, senza un progetto per il futuro.
diversamente occupati, operai specializzati
per voi non c’è più rispetto, ma un futuro a progetto.
Per iniziare a lavorare
è sempre bene avere qualche raccomandazione
per non trovarsi mai uno stipendio da part-time
con turni di venti ore come in fabbrica a shangai.
ricorda che uno stage è il primo passo per la vetta
che i sogni di carriera li nutre la gavetta,
che per ogni squillo che ricevi in call-center
mandi un po’ a puttane sia il futuro che il presente.
Perché il tuo tempo conta e corre sempre troppo
e tu rimani indietro per sei mesi di contratto
ipocrita armistizio con la disoccupazione
per farti assoggettare da uno stato fannullone.
Se sei precario fuori non esserlo anche dentro
evadi dal sistema, la chiave è il cambiamento
non trovarti alibi o ti condannerai
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
Diversamente occupati
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.
diversamente occupati
spezzati la schiena, ma non piegarti mai.

P.S. Arnaldo se vai a Sanremo prometto di accendere la TV sulla RAI [chi mi conosce sa di che fatica esistenziale sto parlando] per guardarti e in qualche modo votarti, anche se non so esattamente cosa significhi. Non ho mai visto più di 4-5 minuti di Sanremo negli ultimi 10 anni e non so neppure come si voti e se posso farlo, ma prometto.

Giornalisti freelance, è scontro col sindacato!

Mer, 02/10/2010 - 12:34

Credo che il mondo del giornalismo rappresenti un ambiente da studiare seriamente. Somma mirabilmente tutte le anomalie sistemiche italiane: vive di cooptazione; asservimento alla politica; sfruttamento del lavoro atipico; svuotamento delle professionalità; indifferenza verso seri percorsi di carriera e il talento; dumping sui prezzi per le prestazioni di lavoro autonomo; assenza di politiche di Welfare adeguate per i freelance e altro. Insomma un mercato che fa piuttosto schifo, asfittico e ipercompetitivo. Oltre a questo (se non bastasse) oggi somma un’ulteriore problema: lo scollamento serio e preoccupante del sindacato dal mondo del lavoro autonomo.

Invece di farsi i propri interessi, sarebbe opportuno che alla FNSI imparassero a leggere correttamente i fenomeni sociali e associativi. Si diano una mossa perché ciò che appare evidente è come il sindacato faccia oggi quadrato sul lavoro salariato, buttando a mare tutto il resto. E non bastano etichette a gruppetti regionali che mai si sono occupati del mondo freelance.

Ecco il Comunicato ufficiale e durissimo dell’Unione Sindacale dei Giornalisti Freelance in proposito:

 

I giornalisti freelance, iscritti alla FNSI, che si riconoscono nell’USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance), a fronte della creazione della Commissione Lavoro Autonomo voluta dalla Giunta della FNSI e approvata dal Consiglio Nazionale del 4 febbraio, ribadiscono la loro intenzione di continuare il lavoro fin qui intrapreso.

Continueranno a impegnarsi perché l’Organismo di Base dei Freelance sia riconosciuto e venga integralmente applicata la mozione del Congresso di Saint Vincent del 2004, ribadita con una raccomandazione al Congresso di Castellaneta del 2007, che impegnava la dirigenza della FNSI a vararlo.

I giornalisti dell’USGF si sentono traditi dall’arroganza di una dirigenza sindacale che non ha osato neppure mettere in discussione in Consiglio Nazionale la proposta dell’Organismo di Base né aprire un confronto. I consiglieri hanno votato contro l’Organismo di Base senza essere informati e ignorando i contenuti delle proposte dell’Unione Sindacale Giornalisti Freelance.

I giornalisti freelance (che producono oltre il 50% dell’informazione dei media in Italia) ritengono di non aver bisogno di un tutor come deciso dai dirigenti della FNSI.

Esigono invece un sostegno e una reale rappresentanza.

Unione Sindacale Giornalisti Freelance

Ancora sulla negoziazione

Lun, 02/08/2010 - 13:49

La brava Enrica Poltronieri il 15 febbraio a Milano replica l’intervento che ha tenuto al seminario “Negoziare contro Golia” organizzato da ACTA. Questa volta presso la sede AISL. Il tema è sempre la “negoziazione”, ovvero come fare a contrattare con le imprese quando, per definizione, ci si presenta piccoli al cospetto di un gigante. Anche in questo caso il seminario è gratuito. Io lo consiglio, poi fate voi. Qui i dettagli.

Dove va Silicon Valley?

Lun, 02/08/2010 - 13:34

Come cambiano il panorama occupazionale e gli stipendi nel luogo più importante al mondo per lo sviluppo della tecnologia? Lo studio “Crash and reboot: Silicon Valley hightech employment and wages, 2000–08” (.PDF) di Amar Mann e Tian Luo, oltre a mostrare la ripresa dopo la new economy, ci dice qualcosa di più: l’ambito biotecnologico e la ricerca si stanno allargando, spingendo sempre più in Asia e India il manufactoring anche se in termini assoluti questo settore, insieme a Computer systems design and related services, fa ancora da padrone.

Variazione e volumi in % dell’occupazione per segmento Hi-Tech

I migliori titoli dell’anno

Lun, 02/08/2010 - 13:06

Curioso che nel mercato del lavoro italiano manchino i diplomati, mentre i laureati siano in eccesso. Beh, perdonate il ragionamento grossolano, ma i laureati non sono forse anche diplomati? Sì, certo, se li si impiega come tali vedrebbero perdere tutto lo sforzo fatto per laurearsi. Ma non si può fare finta da entrambe le parti per un breve lasso di tempo? Un datore impiega il laureato come diplomato e questi si comporta sul luogo di lavoro come laureato. Tenuto conto che gli stipendi (in media) per le due categorie sono molto vincine [non esiste più questo blasone per i neolaureati che fanno ingresso in azienda, anzi..], non è escluso che chi accetta questo trade-off non faccia presto carriera, come dicono tutte le statistiche: un laureato nel lungo periodo corre più velocemente, in tutti i sensi, all’interno delle imprese…

Beh, mentre ci ragionate beccatevi questi dati tratti dalla recente relazione di Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’Education, dal titolo “Dimensione aziendale, job creation, nuovi paradigmi produttivi e formativi” (.PDF)

Che ne sarà di noi?

Gio, 02/04/2010 - 10:35

La straziante storia di un bimbo di sei anni di Santa Maria di Leuca che chiede a Nichi Vendola se deve o meno investire nella previdenza complementare…

[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]

Job Web tools, qualche novità

Mer, 02/03/2010 - 16:38

Giusto due notiziole:

1) LinkedIn ha portato qualche miglioria al sistema di impaginazione dei CV. Poca roba. Da seguire invece la constante attenzione nell’ampliare l’integrazione con altre applicazioni Web.

2) Mi segnala Alberto l’avvio di neOLancer, un sistema che a prima vista assomiglia a un mix tra Link2Me (sul fronte della presentazione personale) e oDesk (nel sistema di matching e payment). Mette in contatto imprese e lavoratori indipendenti, consentendo la gestione delle fasi di lavorazione del progetto realizzato a distanza e intermediando la transazione monetaria. Da approfondire, appena ho tempo. Intanto fatevi un giro, se siete freelance.

I riflettori sul lavoro professionale autonomo

Mer, 02/03/2010 - 16:15

Qui ne scriviamo dal 2006, ma pare che pian piano gli attori più accreditati di stampa e mercato del lavoro abbiamo deciso negli ultimi mesi di occuparsene. Bene. O meglio, attenzione.

Mentre non nutro dubbi sulla bontà dell’operazione portata avanti dal Corriere della Sera con gli ampi servizi guidati da Dario Di Vico, che ha dato vita anche a un blog, ho meno fiducia nell’azione che alcuni sindacati o parti sociali stanno mettendo in pista intorno alle problematiche del lavoro professionale autonomo.

Dopo FNSI (che ha toppato alla grande!) è la volta di CGIL e CISL (Alai-FeLSA), che vogliono attivare Aree dedicate alle professioni e Consulte sul Lavoro Professionale. E sta per arrivare anche CNA (che con Uniprof ha unito Assoprofessioni e CNA-Inproprio).

I dubbi provengono dal passato. La percezione di quanto fatto finora da Nidil o Clacs non lascia ben sperare, oltre al fatto che hanno tutta l’aria di essere operazioni calate dall’alto per cavalcare il momento o rimediare a una perdita di credibilità nell’azione svolta nei confronti del lavoro atipico e professionale autonomo, magari raccimolando nuove iscrizioni in bacini finora poco profittevoli per i sindacati. Staremo a vedere.

Molto interessante, invece, l’approfondimento che propone la Camera di Commercio di Milano, che giovedì prossimo presenta la ricerca “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“, condotta sul mondo dei freelance e lavoratori indipendenti dell’area milanese. In coda tutti i riferimenti.

Ecco alcuni  appuntamenti interessanti che accendono i riflettori sul lavoro professionale autonomo:

  • Promosso da CGIL – MILANO, 5 febbraio 2010 -  “Regole e tutele per il Lavoro Professionale nell’economia della Conoscenza“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CNA/Assoprofessioni – ROMA, 4 febbraio 2010 – “Quale Welfare per le nuove professioni?“. Qui la locandina ufficiale.
  • Promosso da CCIAA Milano, Triennale Milano e Consorzio AASter – MILANO, 11 Febbraio 2010 – “La città che sente e pensa. I creativi al lavoro nella città infinita“. Qui il programma.

P.S. Per amici & Co: credo di passare agli eventi CGIL e AASter… ci vediamo lì.

Come usare i Buoni Lavoro

Mer, 02/03/2010 - 12:39

Non ne parlo in generale, ma per esperienza (come si sarà capito dai temi affrontati in questo blog). Con l’arrivo di ACTA negli spazi del mio studio ho smesso di fare la Cesira part-time [termine usato da mia moglie in riferimento al personaggio di Lupo Alberto, un talpa casalinga che pulisce casa..] e abbiamo affidato le pulizie all’esterno. Posto che per statuto e convinzione siamo contrari al lavoro nero, ci siamo attivati per trovare la soluzione ideale, che abbiamo identificato nel sistema dei voucher detti anche buoni lavoro. A chi interessa spiego come si fa.

Premessa: usare questo sistema è facilissimo. Davvero. L’impegato INPS che me l’ha spiegato, chiaro e gentilissimo. La complessità sta invece nel trovare un lavoratore disposto a fare le cose in regola. Non scherzo. Ho incontrato 11 persone prima di trovarne una disposta a usare i voucher. La maggior parte quando sente l’espressione “in regola” scappa dal lavoro occasionale, preferisce il nero. Tenuto conto che il valore è realmente basso in termini assoluti e che la quota versata all’INPS non serve a nulla per il lavoratore, ma solo all’Istututo per fare Cassa, come dargli torto? Dopo avere combattuto con questa idea ho optato comunque per i voucher per un motivo: tutelano la sicurezza del lavoratore che viene assicurato all’INAIL.

Se vuoi sapere come fare prosegui con la lettura (e se hai bisogno, posta pure dei commenti):

REQUISITI PER IL LAVORO OCCASIONALE

Primo: si deve trattare di lavoro accessorio (occasionale), non sistematico. La collaborazione deve essere saltuaria, senza una regola e a essa si fa ricorso magari per emergenze (tipo c’è una festa venerdì e in ufficio camminano i gatti di polvere..). La casistica è molto ampia si vedano i siti Inps e Inail sotto indicati. Si va dalla consegna di volantini alla raccolta dell’uva. Nel nostro caso sono “Lavori domestici”. C’è poi un tetto massimo di reddito che non si può superare, giustamente. Varia a seconda delle attività (agricola, per imprese familiari ecc.). Per il nostro caso era di 5.000 euro, ma abbiamo messo a budget per le pulizie circa 800 euro all’anno. Spiace per la persona che le farà, ma è veramente un lavoro accessorio, di poche ore al mese.

LA PROCEDURA

E’ una procedura mista, tra sportello di POSTA e INPS e fax. Più precisamente: 2 fax, a enti e numeri diversi. Questo documento ufficiale INPS spiega come fare, in sostanza si deve:

  1. fare un versamento in Posta tramite bollettino al conto 897782229 intestato a INPS DG LAVORO OCCASIONALE ACC. L’importo sarà equivalente al vostro budget di spesa, ovviamente, ma deve essere comunque multiplo di 10, 20 o 50 euro (tagli disponibili per i buoni lavoro);
  2. spedire un fax (tipo questo) all’ufficio INPS che nella vostra circoscrizione si occupa del rilascio fisico dei buoni lavoro per prenotare i voucher, allegando copia del bollettino pagato. In questo fax dovete indicare i vostri dati e il vostro Codice Fiscale. Informatevi preventivamente per via telefonica (attività che consiglio vivamente) poiché non tutti gli sportelli INPS seguono tali pratiche. Attenzione ai dettagli: insieme ai dati personali, per esempio, il mio ufficio di riferimento (l’INPS di Via Melchiorre Gioia a Milano) ha chiesto di riportare sul fax anche un’e-mail e faxare insieme anche copia di un documento valido;
  3. attendere risposta dell’INPS (a me è arrivata via e-mail dopo poche ore dalla spedizione del fax!!) sulla disponibilità dei buoni e sulla data in cui potete passare a ritirarli. Da norme interne INPS non dovrebbero trascorrere più di tre giorni, ma sapete come vanno le cose. Se non avete notizie comunque chiamate al telefono l’ufficio preposto o andate direttamente là, passati 3 giorni dalla spedizione del fax;
  4. presentarsi allo sportello INPS (qui a Milano, per chi ha come riferimento la sede di via Melchiorre Gioia è un ufficio al 9 Piano) con documento valido + talloncino originale del bollettino postale;
  5. ritirare i voucher (vedi foto sopra) e una ricevuta di consegna rilasciata dall’INPS che indica il vostro codice fiscale e i numeri di serie dei buoni;
  6. una volta in mano i buoni dovete spedire un fax all’INAIL, al numero gratuito 800.657657. Si tratta della cosiddetta DNA, ovvero una Denuncia Nominativa Assicurati, che potete trovare sul sito INAIL. E’ un documento tipo questo. Sulla DNA va riportato il nome e il codice fiscale vostro e del prestatore d’opera, oltre al periodo di tempo in cui prevedete di impiegare la manodopera. Obbligarorio: deve essere mandato almeno un giorno prima dell’inizio del lavoro.

Passata la tempesta burocratica, potete usare i buoni. Che significa usarli come forma di compenso per la prestazione d’opera. Si possono dare di volta in volta, dopo ogni attività. Qualche accorgimento:

  • i voucher sono nominali: se usati per pagare l’opera, devono contenere il vostro codice fiscale e quello del lavoratore. Il nome del lavoratore deve essere quello indicato sul fax mandato all’INAIL ovviamente;
  • al momento del pagamento il buono si divide in due: una parte resta a voi (come ricevuta di pagamento), una va al prestatore d’opera;
  • il prestatore incassa i soldi andando in POSTA. Allo sportello consegna i suoi buoni ed è pagato cash. quanto? Vedi qui sotto.

ATTENZIONE: LORDO E NETTO

Fate attenzione a pattuire i compensi. Mentre voi acquistate buoni che valgono 10, 20, 50 euro al lavoratore arriva una cifra decurtata del 25%. Esempio: buono da 10 euro, valore netto 7,5. E così via per gli altri. Fa eccezione il lavoro per aziende familiari (tassato di più, come si può leggere sul sito INPS indicato sotto). I voucher non sono cedibili, ma nominali: non possono essere portati in Svizzera una volta compilati :-)

VANTAGGI PER I COMMITTENTI E I LAVORATORI

Primo: si fanno le cose in regola. Niente nero, sommerso ecc. Attenzione: i buoni non valgono per ottenere un permesso di soggiorno nel caso dei lavoratori extracomunitari, ma al contrario lo presuppongono, vista la necessità di avere un codice fiscale. Secondo: non sono necessari contratti complessi, comunicazioni o iscrizioni particolari agli Istituti di previdenza. E neppure deve essere stipulato in contratto con il lavoratore. Terzo: essendo buoni in bianco possono valere per differenti persone: ogni volta che si impiegano soggetti differenti va rimandato il fax all’INAIL. Ultima cosa, che vale forse più di tutte: la prestazione di lavoro ha un’assicurazione INAIL, pagata con il 7% del valore lordo dei buoni.

Sui contributi (ridicoli) versati al lavoratore stendiamo un velo pietoso. Credo che del 13% del valore lordo di questi buoni il prestatore d’opera non se ne farà nulla, neppure tra 30 anni. A mio avviso il fatto che questo lavoro sia  assicurato vale comunque ogni sforzo di regolarizzazione.

I RIFERIMENTI DI LEGGE

SITI UTILI

Giornalismo freelance, lo schiaffo del sindacato

Ven, 01/29/2010 - 17:35

La FNSI proprio non molla le poltrone. Da anni esistono organismi di rappresentanza del mondo freelance che hanno fatto tutto quanto serve per accreditarsi presso il sindacato unitario secondo le regole stesse del sindacato, ma dall’interno non li fanno entrare. Chi cerca un caso di studio sulla gerontocrazia, ecco servito. La vicenda, scandalosa, è raccontata sul sito USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance).

Armatevi o partite! Ok, e voi che fate?

Ven, 01/29/2010 - 16:55

Dopo Pier Luigi Celli che invita le giovani generazioni a mollare il Paese per trovare fortuna altrove è la volta di Pierluigi Battista che invita alla rivoluzione.

Sarà che non ho mai ascoltato molto i consigli di mio padre e che credo di avere (forse) un’età in cui non posso dire di essere fuori dalla “giovane generazione”, ma neppure di essere iscritto in quella dove si trova una posizione stabile, provando di conseguenza la continua sensazione di essere stato sfruttato negli ultimi anni, i migliori, che vanno dai 25 ai 35, per fare la fortuna altrui; sarà che trovo la retorica la peggiore maledizione dell’Italia…

Ebbene, a me questo testo di Battista – dall’originalissimo titolo di “Non è un Paese per giovani“ (Style, Gen-Feb 2010) -  ha fatto un po’ roteare gli zebedei. Scrive così la nota penna del Corriere della Sera:

Prima considerazione: ma se “non capisce“, che cosa scrive a fare? Non sarebbe meglio se facesse domande, come si conviene a un giornalista? Il tema è il solito: giovani talentuosi poveracci e incompresi, vecchi maleducati irresponsabili e pitocchi. La gerontocrazia incrosta l’Italia, gli spazi vanno conquistati. Ok. N’altra volta con ’ste storie?

Proviamo a rispondere, tirando fuori qualcosa dallo stomaco.

Ossi duri in decomposizione

Ciò che mi viene spontaneo pensare, leggendo, è che al contrario di quanto si immagini, in catene oggi si trovano le generazioni più vecchie, non quelle giovani. Sono ancorate a stereotipi, poltrone, titoli. Devono farsi riverire, avere appluasi, biglietti da visita importanti. Devono avere potere, ma sono incapaci perfino di immaginare quali consigli dare agli altri. Chi ha la faccia tosta di fottersene della propria immeritata posizione si riconosce a vista in Italia. Ve lo diciamo, se ancora non si è capito. C’è anche chi addirittura crede che gli altri siano così fessi da non saperlo. Stanno lì, come cani caduti in un buco a rosicchiare sempre lo stesso osso. Certo hanno un collare tempestato di diamanti (dirà qualcuno, invidioso dei denari di costoro), ma restano pur sempre quadrupedi che finiscono per sguazzare nei propri escrementi. Hanno una posizione, si dice. Ma dipendono dal padrone degli ossi. Bah, contenti loro, poveracci. E dovremmo fare la rivoluzione per occupare questi spazi? Ma siamo fessi?

Fermare l’acqua sul Carso

Seconda cosa: l’autonomia. Scriveva Platone che la vera passione si nutre di Poros e Penia, di espedienti e sofferenza. C’è ancora qualcono che dubita del fatto che una persona giovane, intelligente, che ha una passione estrema per ciò che vorrebbe diventare non trovi una via d’uscita? Che non scappi, vada altrove, impari altre lingue, studi all’estero, riconverta il proprio mestiere in ciò che offre più opportunità? A chi state chiedendo di fare la rivoluzione? Ai miei amici Alberto, Simone, Massimiliano, Tommaso che vivono stabilmente a Londra, Stoccolma,  Oklahoma City e Colonia?

Do ut des: i miei consigli inutili

Battista, ma insieme a lui tutti i gerontocrati e dinosauri italiani che occupano poltrone, tengono in mano penne, parlano ai microfoni di questo Paese, decidono le politiche pubbliche, impiegano forza lavoro ecc. dovrebbero – se hanno a cuore il futuro del nostro Paese – smettarla con questi consigli e iniziare a comportarsi più dignitosamente.

Siete vecchi, rimbambiti, ma qualcosa potete ancora fare. Per esempio:

1) smontare dall’interno il vostro sistema di immeritocrazia, facendo nomi, indicando persone e sistemi malati. Facendo cadere statue, teste, feudi, privilegi. Forza, scannatevi tra voi. Vogliamo vedere (questa sì che lo sarebbe) una Rivoluzione. Se sangue viene chiesto, chi deve versarlo, caro Battista? Noi? Dobbiamo venire negli uffici a defenestrare qualcuno? E chi ci apre la porta, visto che siete in pantofole e seduti in poltrona, barricati in salotto a rimbambirvi con la TV accesa?

2) rendere precari i precarizzatori (delle regole), rimettendo in gara chi vive di rendita e comportandovi con durezza con gli untori. Negli asili se hai i pidocchi stai a casa tua. Qui si tratta di persone in età adulta, non giovinasti di cattiva fama. Ci dovete pensare voi, in primo luogo. Il (connivente) buonismo verso chi sbaglia è una rovina nel nostro Paese. Dovete piantarla! Ci sarà pur qualcuno capace di giudicare chi non sa giudicare un giovane e con sufficienti palle per raccontarlo pubblicamente? Oppure anche questo spetta alle giovani generazioni? Guardate che alla fine uno si stanca di essere compatito per le proprie lamentele: questo indurisce l’animo invece di svilirlo. Porta ad abbreviare i tempi con cui si mandano a quel Paese, il vostro, che non è più il nostro, filantropi, riformisti, moralizzatori, apologeti della meritocrazia che blaterano, ma in concreto, al massimo, lasciano il posto sull’autobus alla donna anziana.

3) inizare dall’orticello: forza, raccontateci l’ultima volta che avete premiato un meritevole e le volte che altri non lo hanno fatto! Accettiamo lezioni e consigli soltanto da chi ha la schiena dritta e non pensate di cavarvela con un “non ho potere per cambiare le cose in meglio”;

4) incominciare a capire che faremo senza di voi. Vi stiamo pagando le pensioni e stipendi da favola; vi pariamo il culo quando i costi aziendali vanno ripianati o non avete idee per andare avanti; vi stiamo ad ascoltare nelle aule; vi leggiamo sui giornali; vi ascoltiamo alle conferenze stampa senza contradditorio; vi spieghiamo cosa fare con tutto quello che oggi non sapete usare; stiamo svegli al posto vostro; remiamo quando c’è da remare…  In definitiva costruiamo il vostro merito, per il vostro quieto vivere. A tutto però c’è un limite. Ci romperemo i coglioni, statene certi.

Il gioco della Cassa Integrazione

Gio, 01/28/2010 - 17:41

Tra le numerose dichiarazioni che stanno piovendo nei take d’agenzia sul tema Fiat e il ricorso di Marchionne alla Cassa Integrazione, c’è n’è una assai interessante pronunciata (per la verità ieri) dal ministro Scajola che ha voluto fornire, a fianco delle sue valutazioni politiche, una lezioncina di management:

La cassa integrazione è uno strumento che le aziende giocano per bilanciare domanda e produzione“.

Sì insomma la CIG è un po’ come il sacrificio del pedone quando si dimentica di fare l’arrocco. La mobilità la perdita della torre o di altro pezzo pesante… Ma come va a finire la partita ve lo racconta il ministro un’altra volta.

P.S. E chi a questo gioco proprio non ha diritto, che cosa fa?

Ottima è l’acqua

Gio, 01/28/2010 - 16:59

In ritardo, ma vorrei offrire anch’io qualche spunto per celebrare il giorno della memoria. Ieri non ce l’ho fatta. Mentre guidavo verso Cremona mi è venuto in mente Primo Levi. Facile, direte. Sì, ma non per gli scritti dedicati alla Memoria e all’Olocausto (i più noti), ma per l’attenzione che ha sempre dedicato al lavoro come dimensione più personale, quasi intima. Ne sono prova testi come La chiave a stella o poesie come Le pratiche inevase (TXT), un piccolo capolavoro, che vale la pena riportare:

Le pratiche inevase

Signore, a fare data dal mese prossimo
Voglia accettare le mie dimissioni.
E provvedere, se crede, a sostituirmi.
Lascio molto lavoro non compiuto,
Sia per ignavia, sia per difficoltà obiettive.
Dovevo dire qualcosa a qualcuno,
Ma non so più che cosa e a chi: l’ho scordato.
Dovevo anche dare qualcosa,
Una parola saggia, un dono, un bacio;
Ho rimandato da un giorno all’altro. Mi scusi,
Provvederò nel poco tempo che resta.
Ho trascurato, temo, clienti di riguardo.
Dovevo visitare
Città lontane, isole, terre deserte;
Le dovrà depennare dal programma
O affidarle alle cure del successore.
Dovevo piantare alberi e non l’ho fatto;
Costruirmi una casa,
Forse non bella, ma conforme a un disegno.
Principalmente, avevo in animo un libro
Meraviglioso, caro signore,
Che avrebbe rivelato molti segreti,
Alleviato dolori e paure,
Sciolto dubbi, donato a molta gente
Il beneficio del pianto e del riso.
Nel troverà traccia nel mio cassetto,
In fondo, tra le pratiche inevase;
Non ho avuto tempo per svolgerla. E’ peccato,
Sarebbe stata un’opera fondamentale.

Levi ha sempre considerato il lavoro come esercizio di libertà, condizione per assaggiare la vita, iniziativa (anche quando inerme come reazione a condizioni irrevocabili, come la morte). In sintesi, è moto della parte più nobile di sé, quella esistenziale. Ieri sera tornando, ho ripreso in mano alcuni suoi racconti. Uno di questi è Ottima è l’acqua (che lascio, per esteso, in lettura qui) dove si racconta di un ricercatore che, arrivato con fatica ad avere un posto in un laboratorio, scopre che l’acqua sta diventando più viscosa. Un danno enorme, irreversibile per l’umanità. Qualcosa o qualcuno, forse la natura stessa, ha modificato per sempre la sua composizione.

Levi era ingegnere chimico e forse questo l’ha fermato dal dichiarare apertamente che cosa fosse in realtà l’”acqua” di cui ha scritto. Lo ha fatto, invece, anni dopo, David Foster Wallace, in un discorso tenuto in Ohio nel 2005 davanti a giovani diplomandi del Kenyon College, oggi tradotto e pubblicato in Questa è l’acqua (Einaudi, 2009). A chi stava per entrare nel mondo del lavoro, avrebbe avuto la responsabilità del voto o guidato presto un’azienda, o semplicemente avrebbe dovuto ogni giorno fare la spesa al supermercato, magari stando in coda nel traffico, Wallace raccontò questo aneddoto:

Due giovani pesci nuotano insieme. Incontrano un pesce più vecchio che nuota in direzione opposta. “Buongiorno ragazzi, com’è oggi l’acqua?”, fa il vecchio. I due continuano a nuotare per un po’, perplessi. Poi uno dei due dice: “E che diavolo è l’acqua?”.

Idrogeno e ossigeno in combinazione – ha spiegato poi Wallace – sono semplicemente l’ambiente in cui viviamo e respiriamo, la condizione della nostra vita. Quella di ogni giorno, fatta di libertà. Libertà di fare, lavorare, progettare. Libertà e poco altro. Tra questo “poco” c’è la responsabilità.

Letterariamente (infinitamente) distanti, Levi e Wallace hanno saputo bere di questa acqua, testimoniando una infinita voglia di vivere, sebbene entrambi morti per suicidio. Levi fu piuttosto duro, diretto nel suo non dire:

Ora siamo tutti malati: i nostri cuori, pompe miserevoli progettate per l’acqua di un altro tempo, si sfiancano [..] Come i fiumi, anche noi siamo torpidi [..]. Non piangiamo: il liquido lacrimale soggiorna superfluo nei nostri occhi, e non stilla in lagrime ma defluisce come un siero, che toglie dignità e sollievo al nostro pianto. Così è in tutta l’Europa, ormai, e il male ci ha colti di sorpresa presa, prima che lo comprendessimo.

L’Acqua può ancora essere ottima? Nel racconto di Levi c’è una risposta sottointesa: l’anomalia fu scoperta in laboratorio, grazie al lavoro “diligente e idiota”. All’esercizio libero di un mestiere, scelto responsabilmente.

Più in generale, credo allora che si possano prendere anche le parole di Wallace per celebrare il giorno della Memoria:

Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi costantemente per loro.

Pillole da leggere nel w-e

Ven, 01/15/2010 - 17:52

Qualche post che trovo interessante, sempre sul tema del lavoro e del mondo freelance, giornalismo e diritto del lavoro ecc.: